Dal 2015 ad oggi, il contenzioso climatico è diventato una nuova forma di attivismo ambientale che porta i responsabili della crisi climatica in tribunale per rispondere delle loro responsabilità storiche e attuali.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, riunitesi lo scorso 18 febbraio, hanno dato ragione a Greenpeace ItaliaReCommon e 12 cittadine e cittadini che nei mesi scorsi avevano fatto ricorso alla Suprema Corte, chiedendo se in Italia fosse possibile o meno portare le aziende inquinanti in tribunale per chiedere giustizia climatica.
Il verdetto, pubblicato a luglio, avrà un impatto importantissimo su tutte le cause climatiche in corso o future in Italia, rafforzando la protezione dei diritti umani legati alla crisi climatica, già riconosciuti dalla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU). 

Grazie alla storica vittoria in Corte di Cassazione di Greenpeace, anche in Italia sarà possibile utilizzare questo strumento. Sarà importante per tutta la società comprendere cosa comporta questa sentenza storica e come le aziende maggiormente responsabili e impattanti saranno da oggi molto più vulnerabili di fronte alla giustizia climatica e sociale.

Ci ha spiegato i molti risvolti di questa vicena, Simona Abbate, Campaigner Clima & Energia di Greenpeace Italia.